2x2 = 3.14

DISCIPLINA DEL π E NATURALE QUADRATURA DEL CERCHIO



La costante matematica e geometrica più celebrata tra tutte – pi greco – della quale piace pensare e declamare l'infinita perfezione e trascendenza, perfetta non è, allo stato della sua definizione, mentre la sua versione reale, assai più verosimile, non è trascendente, al­me­no in senso ma­te­ma­tico.
A tutt'oggi la costante π è stata ricavata dall'approssimazione di fi­gu­re e/o ac­cor­gi­men­ti ge­o­me­tri­ci tendenti a simulare una cir­con­fe­ren­za fino ed oltre i limiti de­fi­ni­bi­li, ma che non potranno conseguire il traguardo g­iac­ché il cerchio non potrà mai essere convertito in un po­li­go­no “dagli infiniti lati”.
Di conseguenza i valori calcolati non sono ‘distanze curve’ o ‘aree cur­ve’ a norma di π, nè po­treb­be­ro mai esserlo con esattezza, fin­tan­to­ché il π non fosse conosciuto a priori.

Ciò ha dato adito ad una sterminata serie di tentativi, formulazioni ed applicazioni, le più affidabili delle quali convergenti ad un tra­guar­do unico (poiché partecipi della stessa limitazione), ma con un ri­sul­ta­to che si stabilizza ai primi 5 decimali fin dai primi tentativi, senza guadagnare in precisione (cioè in curvatura) superati i primi 2, no­no­stan­te un successivo in­cre­men­to di poligoni fino a milioni di lati.

Basterebbe questo a mettere in dubbio l'assolutezza del ri­sul­ta­to; ma sfortunatamente, se il giusto π non è noto, nulla è di­mo­stra­bi­le, ed è giocoforza attenersi al risultato raggiunto.

Tanto è vero, che nel caso del π si è sentito il bisogno di dovergli de­di­ca­re una pittoresca giornata mondiale (03/14, con anche ore e mi­nu­ti!) i­sti­tu­i­ta al fine di convalidarne la definizione e l'uso; una ma­nie­ra dav­ve­ro inusitata se riferita a quella che dovrebbe essere la cer­tez­za di una costante matematica.
Ancor più ‘rigorosamente’, una di­mo­stra­zio­ne di un secolo pre­ce­den­te stabiliva per voce ufficiale ed accreditata di Ferdinand von Lin­de­mann, l'im­pos­si­bi­li­tà di quadrare il cerchio con l'uso di ri­ghel­lo e com­passo, stante la trascendenza di π.
Naturalmente, la trascendenza era e resta quella del π così i­sti­tuito…

Ma il π in geometria naturale esiste, destinato ad emergere fin da un mio primo studio nel 2003, quando scoprii e resi note (nel trattato sui “5 Riti tibetani”), le straordinarie proprietà auree del profilo trian­go­la­re della grande piramide di Giza. La misura aurea in ogni senso di tale triangolo, dallo stesso perimetro ai cerchi, cir­co­scrit­to ed in­scrit­ti, dopo anni di disamina, accentuata dalla pro­get­ta­zio­ne e re­a­liz­za­zio­ne del primo Sri Chakra yantra mai visto com­ple­to e perfetto, ha fat­to emergere come dal suono di un di­a­pa­son u­ni­ver­sa­le, il π na­tu­ra­le, sempre esistito, non solo ri­conducibile ad una e­qua­zio­ne al­ge­bri­ca, ma fattore determinante di equilibri on­du­la­­tò­ri, fisici, gra­vi­tativi etc.

Da un lato si predispone un π = 3.1416 (approx. da 3.141592…) che non può far nien­te altro che dover essere introdotto manualmente in qualunque modalità di calcolo; dall'altro, la geometria stessa ri­vel­a un π = 3.1446 che risolve implicitamente la rettifica e la qua­dra­tu­ra di archi e cerchio, relazioni interne fra ogni parte latente, es­sen­do de­ri­va­to dalla semplice formula:

π = √
(5 -1) / 2

(anche se da moltiplicare ×4 per rispettare la convenzione)
e integrabile in modo algebrico a qualunque altra formula.

Le prime tre cifre decimali significative abbattono il π finora cal­co­la­to, di ben 3 millesimi fin dall'applicazione di poligoni da 2 a 4mila lati; e se vi è un errore per difetto nell'elaborazione applicata, in­cre­men­ta­re il nu­me­ro di lati ha l'effetto di accumularlo, sebbene con ret­ti­fi­che di sem­pre minor peso.